Energia, luce e bioplastica: la nuova vita del Mercato di Genova

Tutti i progetti eco – sostenibili al Mercato Ortofrutticolo conquistano la pagina economica di Repubblica Genova. In un lungo articolo a firma Massimo Minella si racconta la svolta che si prepara a vivere il Mercato  a dieci anni dalla sua inaugurazione, a partire  dal tetto a seguito del bando da 2,5 milioni di euro per la realizzazione di un impianto per la produzione di energia che possa sfruttare l’enorme copertura della struttura di Bolzaneto.

” L’utilizzo delle fonti rinnovabili in ogni spazio in cui è possibile farlo sarà il nostro denominatore comune –  ha spiegato nell’intervista a Repubblica,  Stefano Franciolini, presidente di Spim e di Società Gestione Mercato che gestisce la struttura di Bolzaneto -.  In spazi creati ad hoc abbiamo infatti attrezzato aree per la ricarica delle auto elettriche da colonnine. A Bolzaneto, peraltro, ci muoviamo sulla base di un accordo raggiunto con il Comune in cui tutti i mezzi elettrici diretti nel centro storico possono ricaricarsi da noi e ripartire. Un modo operativo per gestire il flusso della merce nell’ultimo miglio».

Spim, ricorda Minella nel suo articolo,  è anche il braccio operativo del Comune nelle partecipazioni più strategiche, come quella appunto nella Società Generale Mercato, una “scarl” (società cooperativa a responsabilità limitata) il cui capitale è diviso fra Spim (35%), operatori del mercato, (40), e Camera di Commercio di Genova (25).

«Una composizione societaria che è unica nel panorama nazionale, ma che è frutto di una nostra scelta perché sono gli operatori la forza di questa società – continua Franciolini  – Così l’immobile resta di nostra proprietà, ma la gestione è condivisa». Adesso, a dieci anni di distanza dall’inaugurazione il Mercato si prepara a vivere una fase di svolta, per consolidare la nuova vita di una struttura che è ormai sempre di più un centro logistico agroalimentare.

«Abbiamo creato anche servizi del tutto nuovi, che non avremmo mai nemmeno ipotizzato all’inizio – continua Franciolini – Ad esempio, la pesa dei container diretti al porto. Abbiamo subito anche una forte flessione con il crollo del ponte Morandi, ma adesso siamo ripartiti e siamo già a 80-100 mezzi al giorno».

Tra le sfide quella del recupero del prodotto non più utilizzabile. «Noi non parliamo di rifiuti, di qualcosa cioè che non puoi più mettere in commercio o in produzione, ma di scarti e vogliamo gestirli al meglio – sottolinea Franciolini  a Repubblica – La frutta ha un ciclo di vita breve, ma si può recuperare trasformandola ad esempio in bioplastica, dando cioè vita a involucri dentro ai quali poi conservare altra frutta. E’ un esempio concreto di economia circolare. Un altro a cui stiamo pensando per allungare il ciclo di vita della frutta, che è molto breve, è quella di intervenire attraverso la sua lavorazione. Insomma, vogliamo produrre marmellata e pensiamo di farlo coinvolgendo anche strutture da sempre vicini alle esigenze di chi ha bisogno, come il Ceis. Non ci fermiamo».

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