ITALMERCATI LANCIA “ITALY PROJECT” PER ESPORTARE IL KNOW-HOW DEI MERCATI ITALIANI NEL MONDO

Si chiama Italy project ed è una vera e propria strategia di internazionalizzazione del know-how dei mercati italiani raggruppati nella Rete d’Imprese Italmercati. Ce ne ha parlato Fabio Massimo Pallottini (nella foto), presidente di Italmercati nonché direttore del Car di Roma, che abbiamo incontrato oggi a Fruit Attraction a Madrid.

Presidente Pallottini, di che si tratta?

“Abbiamo messo insieme una compagine di altissimo livello per promuovere e vendere il know-how dei centri agroalimentari italiani nel mondo. È un’iniziativa appena partita che promette di creare interessanti sviluppi dal momento che abbiamo riscontrato che sono molti i Paesi che, su questo fronte hanno un’elevata richiesta di know-how legato al management di mercati all’ingrosso.

L’Italia fino ad ora non è mai stata presente su questo segmento e con Italy project abbiamo deciso di iniziare ad affermare la nostra qualità imprenditoriale oltre che la nostra capacità organizzativa”.

Quali sono le aziende parte della compagine?

“Oltre ad Italmercati che guida la cordata, fanno parte del board anche Agriconsulting, nota società di consulenza nel campo agroalimentare, lo studio legale Gianni Rigoni, la società di ingegneria Rina, e il

gruppo Deloitte per la consulenza finanziaria. Alla base abbiamo anche il supporto ministeriale grazie ad una partnership siglata con il Ministero per lo sviluppo economico ed il recente ingresso nel Cso che svolge un ruolo fondamentale nell’internazionalizzazione del comparto ortofrutticolo italiano. Insomma tutti partner di primissimo piano per intraprendere al meglio questa sfida che è un’iniziativa made in Italy al 100% sul settore dei servizi e non dei beni”.

Quali sono i prossimi passi?

“Presentare quest’iniziativa ad alcuni soggetti istituzionali di rilievo come ad esempio l’Ice e il ministero degli Esteri per iniziare a ragionare in concreto su quali siano i Paesi su cui iniziare a lavorare”.

Quali considerate prioritari?

“Sicuramente le economie emergenti del Sudamerica, ma anche l’Est Europa”.

La Cina è fra quelli della ‘lista’?

“Su questo Paese abbiamo già iniziato a ragionare. Stiamo parlando di una potenza mondiale che, nell’area del Pacifico è praticamente una potenza assoluta. È una nazione che ha la forza politica ed economica per promuovere investimenti importanti anche al di fuori dei sui confini e in particolare negli Stati che orbitano in quell’area geografica. Solo in Cina, i mercati all’ingrosso sono centinaia, forse migliaia. Strutture dove possiamo promuovere il loro sviluppo e la loro modernizzazione e, da quelli cinesi, partire poi alla volta di quelli ad esempio, vietnamiti, cambogiani o indonesiani”.

Questo tipo di collaborazioni internazionali possono agevolare gli scambi commerciali dei nostri prodotti ortofrutticoli?

“Penso di si. Basta guardare quello che hanno fatto i nostro competitors spagnoli e cinesi. L’esperienza ci insegna che proprio attraverso questi passaggi si aprono poi le porte alla diffusione e alla commercializzazione dei prodotti”.

Quali sono i servizi maggiormente richiesti da parte delle strutture operanti in questi Paesi?

“L’accompagnamento ed il supporto alla fase di start-up. Si tratta di un supporto squisitamente manageriale”.

Fonte: Corriere Ortofrutticolo

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