CAR di Roma: test sierologici per 2000 operatori che lavorano all’interno del Mercato

Il Centro Agroalimentare di Roma (CAR) ha deciso di sottoporre gli operatori che lavorano all’interno del Mercato ai test sierologici per rintracciare la presenza del virus Covid-19 a proprie spese.
Dai test, quindi, saranno interessate circa 2000 persone, che operano nelle 400 aziende presenti all’interno del Mercato Ortofrutticolo e del Mercato Ittico del CAR, il più grande Mercato all’ingrosso d’Italia.
Durante il periodo del lockdown, il CAR non ha mai sospeso le sue attività, continuando a garantire a tutta la popolazione romana e non solo l’approvvigionamento giornaliero di frutta, verdura e pesce freschi e di qualità. Inoltre, la generosità proprio degli operatori ha permesso al CAR di distribuire ai più bisognosi, nei soli mesi di marzo e aprile, circa 400 tonnellate di prodotto.
«La sicurezza e la salute di chi lavora all’interno del nostro Mercato – dichiara Fabio Massimo Pallottini, direttore generale di CAR – sono per noi un’assoluta priorità ed un messaggio rassicurante che rivolgiamo ai consumatori. In questi mesi di emergenza abbiamo fatto tutto il possibile affinché il lavoro che viene svolto nel nostro centro non si fermasse e andasse avanti tutelando al massimo tutti i lavoratori e adeguandoci a tutte le indicazioni che ci arrivavano dalle autorità sanitarie».
«Oggi – aggiunge Pallottini – vogliamo fare un ulteriore passo in avanti, sottoponendo tutti gli operatori ai test sierologici per il Covid-19, sperando di lasciarci al più presto questa emergenza alle spalle e favorendo così il nostro Mercato con un gesto che può essere utile anche a tutta la popolazione».
«Si tratta – commenta Valter Giammaria, presidente di CAR – di un modo anche per ripagare la generosità dei nostri operatori, produttori e addetti ai servizi, che ogni giorno durante il lockdown si sono resi disponibili a tenere aperti i propri spazi per il bene della collettività. La loro costanza e la loro assiduità, nonostante i rischi connessi, sono stati encomiabili e abbiamo ritenuto quindi corretto fare la nostra parte per ricambiare il loro impegno».